martedì 17 gennaio 2012
Quale “seconda generazione”? Il dibattito attorno al termine
Il termine “seconde generazioni” nasce negli Stati Uniti all’inizio del Novecento, quando gli studi sull’immigrazione proveniente dal continente Europeo verso il Nuovo continente iniziano ad acquisire organicità. In Francia, ad esempio quando si parla di seconde generazioni, ci si riferisce per lo più ai figli degli algerini e provenienti dal Maghreb in generale; negli Stati Uniti il termine si è spostato, negli anni, dai figli degli europei ai figli di asiatici e ispanici. In Italia, generalmente confluiscono in questa categoria casi molto diversi, che vanno dai bambini nati e cresciuti nella società ricevente, agli adolescenti ricongiunti hanno compiuto un processo di socializzazione nel paese di origine. Il quadro è complicato da alcuni casi eterogenei, come quelle dei figli di coppia mista e dei piccoli nomadi, che nel sistema scolastico vengono equiparati ai minori di origine straniera in quanto identificati come portatori di eterogeneità culturale. La stessa definizione del termine risulta complessa e ricca di ambiguità: solitamente viene utilizzato il termine “minore straniero”perché risulta essere un termine neutro, che rimanda alla situazione giuridica, piuttosto che alla storia diretta o familiare di migrazione. Sarebbe improprio definirli “immigrati” dal momento che circa la metà di loro è nata in Italia e conosce il paese di origine solo indirettamente, attraverso i racconti dei propri genitori.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento