I problemi di identità provocano difficoltà comunicative, non solo di tipo linguistico, e rendono difficile al bambino straniero esprimere la sua diversità e il possibile disagio che ne consegue. Questa posizione fa sì che il corpo sia spesso il suo canale di espressione più immediato.
La rappresentazione di sé, il desiderio di mascheramento dei bisogni profondi, in quanto non riconosciuti o non accettati dal contesto sociale di approdo, è spesso alla base dell’uso frequente dei codici e dei canali non verbali.Tale situazione, se persiste, può portare alla persistenza di comportamenti mascherati che, basati su regole di scissione e negazione, realizzano la struttura difensiva del programma comunicativo del soggetto. Soprattutto nei casi in cui le differenze somatiche impediscono al soggetto il completo mimetismo all’interno della società ospitante, ribadendo costantemente a lui e agli altri la sua differenza, le difese istituite dal soggetto possono intaccare l’identità personale e la relativa immagine del corpo. Alcune ricerche hanno mostrato come alcuni bambini non autoctoni, specie se appartenenti a culture molto diverse da quella in cui vengono inseriti, tendano a raffigurarsi con caratteristiche idealizzate e non pertinenti ai loro tratti somatici. In casi come questi il corpo diventa un codice meta comunicativo, capace di esprimere i sentimenti e le emozioni profonde, difficilmente comunicabili attraverso l’uso di altri codici. La ricerca prevedeva che i bambini rappresentassero se stessi attraverso il disegno, scelto come modalità più proiettiva (e quindi meno “razionalizzata”) di esprimersi.
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